Jack London, "Il tallone di ferro" (1928)

 



Ritrovamenti online.

Mi è arrivato ieri, giorno del trionfo trumpiano, questo interessante volume di Jack London, "Il tallone di ferro", romanzo fantapolitico del 1908, qui nella edizione di Monanni del 1928, la seconda edizione italiana tre dopo la prima del 1925, due anni dalle leggi fascistissime, un anno dall'uscita ai cinema di Metropolis che rilanciò la fantascienza. 

L'opera è probabilmente la prima distopia moderna, incentrata cioè sulla società della seconda rivoluzione industriale. Nella finzione, uno storico ritrova il manoscritto incompleto di Avis, la compagna dell'eroe del socialismo, Everhart, nel 2600 d.C., dopo 419 anni dall'inizio dell'età della Fratellanza Umana, nel 2181 d.C, quando ipoteticamente il socialismo prende finalmente il potere. 

L'opera è interessante, perché descrive come Avis, appartenente al ceto dei piccoli proprietari e imprenditori, si innamori di Everhart e inizi ad avvicinarsi alle idee socialiste, man mano che lui le dimostra come i grandi Trust finiranno per schiacciare le piccole imprese. La cosa interessante è come le note a piè di pagina evidenzino sia errori, sia elementi profetici della protagonista, che non ha una visione "marxisticamente corretta" perfetta (e nemmeno Everhart, più vicino a un socialismo utopistico). 

La parte interessante è più la seconda, quando dal 1912 al 1932 sale al potere in USA, in risposta alle crescenti proteste socialiste, la dittatura del Tallone di Ferro, espressione della reazione dell'oligarchia capitalista. Grazie a enormi concentrazioni di capitali che aggirano l'antitrust, gli oligarchi controllano totalmente la società, usando dei mercenari al loro servizio per il mantenimento del potere. dominando dalla città di Asgard, fulcro del loro potere con un rimando all'immaginario teutonico. C'è perfino l'idea che il Tallone di Ferro arrivi al potere totalitario con un falso attentato attribuito ai socialisti che consente loro di sospendere la democrazia: esattamente quanto fatto dal nazismo con l'incendio del Reichstag. Insomma, una discreta anticipazione del fascismo storico, che però avrebbe dominato nell'Europa continentale ( per molto meno tempo). 

Curiosamente, la rivolta dei lavoratori ha successo in Europa, dove essi sono più avanzati (seguendo l'ipotesi di Marx), mentre fallisce in USA dove porta al totalitarismo, esattamente l'inverso di quanto accaduto. Però è significativo cogliere che i nodi giungono al pettine nel 1913, in quanto in effetti coincide (con lo scarto di un anno, il 1914) con l'esplosione della Grande Guerra, catalizzatore delle evoluzioni successive, inclusa la rivoluzione russa del 1917.

L'opera è anche una possibile fonte anche di Metropolis,  con il suo Ford/Friederson dittatore, la sua città ipertecnologica, i lavoratori nel sottosuolo (qui in città periferiche ridotte a bidonville). C'è anche l'elemento delle riunioni dell'organizzazione dei lavoratori nel sottosuolo delle catacombe dopo il colpo di stato oligarchico, con Avis come leader femminile dei lavoratori come Maria di Metropolis, e anche il sottotesto religioso (Avis è laica, ma un vescovo si unisce alla causa, spinto dalla retta interpretazione dei vangeli). 

Anche Orwell conosceva l'opera, e c'è una curiosa coincidenza: Asgard, la città ideale della tecnocrazia del Tallone di Ferro, verrà completata nel 1984.

Sopra tutto, mi affascina pensare all'acquirente storico di quest'opera, nell'Italia del 1928. Un paese ormai sotto una dittatura strisciante ma totale, che risponde abbastanza bene ai caratteri descritti nell'opera (nel 1929 verrà la crisi economica e il patto con il Laterano a cambiare tutto): una potenza capitalistica governata da una oligarchia sommata alla milizia (la camera dei fasci e delle corporazioni, in pratica). Chissà se si rendeva conto del parallelo oppure no. 

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