Bruno Bruni, "Pinocchietto contro l'Austria" (Bietti, 1915)
Il pezzo più curioso ritrovato ieri ai mercatini torinesi è "Pinocchietto contro l'Austria" (1915) di Bruno Bruni, nelle edizioni Bietti.
Testo di propaganda per bambini che sfrutta in modo apocrifo la figura del Pinocchio collodiano.
Il fanciullo è burattinesco solo nelle illustrazioni, nel testo si evitano rimandi espliciti che lo connotino come burattino vivente (penso per ragioni di copyright) ma si evita anche di ricondurlo troppo apertamente all'umano. Inoltre è spesso riconosciuto come "Il celebre Pinocchietto" dalle persone, che ha senso solo se è "quel" Pinocchio.
Il volume è arricchito di illustrazioni dove invece la sua figurazione è apertamente burattinesca (si vedono le giunture a mani, braccia e gambe esattamente come in copertina) oltre a richiamare in modo aperto l'aspetto del Pinocchio collodiano.
La vicenda non è niente di che: l'eroico fanciullo, che vive con una vecchia zia (così si fa a meno di affrontare il problema dei genitori) viene sedotto dalla guerra scoppiata con l'Austria e parte per il fronte.
Anche il tema dell'età è giocato con astuzia: si dice che "la sua carta di identità avrebbe dichiarato 16 anni", che è l'età apparente di Pinocchio (in quest'opera) che però è "senza età" (e probabilmente più vecchio: l'opera originale è del 1881 e nulla fa presumere sia ambientata nel futuro, quindi questa è la sua potenziale data di nascita o poco prima - siamo comunque post-unità d'Italia in quanto viene arrestato dai regi Carabinieri).
Comunque sia il Pinocchietto protagonista (si allude ogni tanto a sue celebri avventure passate ogni qualvolta è davanti a una sfida) raggiunge il fronte fino a riuscire, dopo azioni rocambolesche evocate fin dalla copertina, a far saltare in aria un po' di austriaci.
L'idea di un Pinocchio antiaustriaco è interessante, poiché Pinocchio nasce, nelle aspirazioni (riuscite oltre ogni aspettativa) di Collodi come grande romanzo nazionale per i fanciulli (divenne poi il grande romanzo MONDIALE per fanciulli). Collodi, massone, convoglia qua una serie di simbolismi interessanti, riprendendo dal romanzo di formazione iniziatica biblico (Giona nella balena) e romano (l'Asino d'Oro di Apuleio). L'idea dell'Iniziato come Pietra Grezza da sgrossare era in fondamento della Massoneria iniziatica del 1717; in Italia, nel 1818, il Risorgimento aveva visto il sorgere della Carboneria come "massoneria del legno". L'incipit spiazzante:
"— C’era una volta....
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze...."
Crea un cambio di prospettiva rispetto al fiabesco classico, come ovvio: ma anche "Il protagonista della storia non è il Re", detto a pochi anni dalla morte del Padre della Patria Vittorio Emanuele II (scomparso nel 1878) ha un senso simbolico. Il vero eroe è il comune "iniziato del legno". Pinocchio poi non fa il Risorgimento, ma diviene un cittadino modello. Non era la fase del fare l'Italia, ma di fare gli Italiani. Comunque, nasce sullo sfondo di un periodo in cui è scontato che l'Austria sia il nemico appena sconfitto, e che va cacciato dalle Terre Irredente ancora in suo pugno. Appare curioso, a tale proposito, che Disney ambienti chiaramente la storia in Tirolo (tra gli sceneggiatori Aurelius Battaglia, di Cefalù), anche se il Mangiafuoco mussoliniano è Stromboli.
Di Bruno Bruni, plausibile pseudonimo data la genericità del nome, non si trova altro.
Lo stesso anno 1915 esce "Pinocchietto alla guerra europea" di Ardito Arditi, altro nom de plume ancor più evidente (A.A., B.B, tra l'altro). Gli arditi del resto erano le truppe d'élite (che poi origineranno il fascismo) e vestivano "divise brune".
Già nel 1914 del resto vi era stata una pubblicità sul Corrierino in cui Pinocchio aspirava ad arruolarsi per la guerra, all'interno del movimento interventista (la guerra era come noto avviata, ma senza ancora intervento italiano).
Appare anche l’opuscolo "Pinocchio al fronte. Scene eroicomiche per fanciulli" di Ettore Berni, dove Pinocchio sceglie di arruolarsi ispirato dalla Fata Turchina.
Nel 1917 anche Collodi Nipote sfrutta in modo più legittimo il personaggio dello zio ne "Il cuore di Pinocchio" (al limite qui si fonde anche il rimando a De Amicis). Quest'opera, di maggior pregio, è oggi introvabile e leggibile solo nell'edizione accresciuta del 1923, in cui però il Pinocchio soldato è riscritto ai fini pedagogici del neonato fascismo.
Anche il sanremese Attilio Rubino, gran maestro del fumetto d'antan, avrebbe ripreso implicitamente il tema di Pinocchio contro l'Austria nel 1917: egli crea infatti, oltre Italino, piccolo patriota trentino in un fumetto realistico, anche Abetino, principino del regno del legno in lotta contro il regno del ferro (Germania) e il regno dei tarli (Austria, il cui re, un tarlo personificato, richiama il coevo Gregor Samsa delle Metamorfosi di Kafka, sempre del 1917).
LE PINOCCHIATE
Collodi era scomparso nel 1890, e aveva visto solo in parte il successo del suo burattino, apparso nel 1881, con l'edizione in volume del 1883 illustrata con le immagini di Mazzanti, l'illustratore originale.
Nel 1901 l'edizione illustrata di Chiostri in volume, nel 1911 quella di Attilio Mussino, padre anche del fumetto italiano con Bilbolbul, l'avevano rilanciato (come anche in parte il film su Pinocchio del 1911).
Il figlio di Pinocchio (1893) era stata la prima "pinocchiata" apocrifa, a pochi anni dalla morte del creatore, seguita da "Il segreto di Pinocchio" (1894), "Il fratello di Pinocchio" (1898) e "il cugino di Pinocchio" (1901).
Pinocchio in Africa (1904) inizia l'uso "colonialista" in senso lato del personaggio.
"I settemila fratelli di Pinocchio" (1905) ha un titolo interessante, da decifrare, ed è a opera di un tal Luigi Barberis. Sono i bambini in genere come "fratelli di Pinocchio" o, spererei, un esercito di piccoli robot legnosi e meccanici. Nel 1902 Barberis aveva realizzato per Treves "L'Automobile Volante",viaggio meraviglioso dall'Etna al Niger, promettente volume antefuturista, che percepiva gli studi dei Wright che avrebbero prodotto il volo nel 1903, considerato forse il capostipite della fantascienza italiana. Egli scrisse anche "In viaggio con Marconi" (1902-1903) e molti altri romanzi, principalmente per l'infanzia.
"Pinocchio in automobile" (1905) anticipa il futurismo nel fondere il burattino con questo sconvolgente elemento di modernità portato in Italia, oltre che dalle importazioni, dalla neonata FIAT.
"Viaggi straordinari di Pinocchio intorno al mondo" (1909) sembra guardare al Verne di Phileas Fogg.
"Pinocchio poliziotto" (1910) porta a un potenziale avvicinamento al genere supereroico, esplorando quello del giallo giunto al successo sulla scia di Poe e ancor più di Conan Doyle.
Il 1910 vede l'esplosione del genere: Pinocchio va sulla Luna, sulle vette delle Alpi, in dirigibile, palombaro. Di fatto, è un Pinocchio futurista come supermacchina: forse influenzato dalla nascita del movimento marinettiano, forse dal fiorire del genere fumettistico, chi lo sa.
All'inizio era stato Bemporad a sfruttare Pinocchio, con altri singoli exploit; è Bietti dal 1910 a mettere a frutto una serializzazione del personaggio come, appunto, "Pinocchietto".
Esploratore nel 1911, a Roma nel 1913, all'altro mondo e di nuovo in giro per il mondo nel 1914.
Quello del nostro volume è però il primo Pinocchio alla guerra.
Dopo la guerra, torna sulla Luna nel 1919, abbiamo un Pinocchio nuovo Maciste nel 1920. "La repubblica di Pinocchio" nasce nel 1922, in parallelo con un altro piccolo colpo di stato italiano; seguono Pinocchio guerriero, reporter, viveur, boxeur e infine fascista.
Anche mio nonno scrisse una di queste pinocchiate: 1940-43 - MARTINETTI Memo - Pinocchio e il Mago. Fiaba aspirantistica - Ed. A.V.E.
Pur diradandosi, proseguono senza soluzione di continuità fino al 1957, quando si interrompono. L'Italia del boom e la televisione probabilmente sono determinanti a modificare i gusti del pubblico infantile.
EREDITA' REMOTA DELLE "PINOCCHIATE"
Curiosamente, in Giappone era nato col 1952 Atom (da noi Astroboy), manga di Osamu Tezuka (il Dio dei manga, il vero iniziatore della tradizione fumettistica giapponese) che è una evidente ripresa robotica - e nipponica - del tema di Pinocchio. Ciò parte anche, sicuramente, dal Pinocchio disneyano nel 1940, suo secondo lungometraggio di animazione; ma Tezuka è noto come autore di grande rigore, e il suo scavo è più profondo di quello Disney.
Nel 1959 esso darà origine a un live action, il cui successo portò nel 1963 a un primo grande cartone animato televisivo giapponese. L'animazione giapponese in tv era nata nel 1961 con un cartone animato di taglio storico-educativo, ma il vero grande successo venne con Atom, che di fatto originò (con successive variazioni) il genere "robotico" dei Mecha, quello specifico del fumetto e dell'animazione giapponese (come i supereroi umani lo sono di quello americano).
Ovviamente, nei Mecha la metafora è svolta in modo più palese: nei fumetti di Go Nagai, fondatore del genere nel 1972, "c'è un uomo nella macchina", i robot sono a un primo livello gigantesche armature da samurai per combattere contro gli Oni, i demoni del mito nipponico. Tuttavia i megarobot non sono in realtà, fin da Nagai, semplici armature, ma esseri dotati di una certa coscienza robotica che spesso interagiscono col loro pilota in una complessa interfaccia mente-macchina (il tema sarà poi pienamente sviluppato da "Evangelion" negli anni '90).
In mezzo a Tezuka e Nagari c'è certo Tetsuijn 28 di Yokoyama, arma per vincere la seconda guerra mondiale creata dai giapponesi e poi affidata da questi al nipote, che la telecomanda dall'esterno ma ancora non lo pilota.
Interessante che Go Nagai, per realizzare Mao Dante (1971), e poi Devilman (1972) e quindi Mazinga Z (Ma-Jin rimanda a "dio-demone") si sia ispirato inizialmente a Dante Alighieri e poi, retrocedendo, al mito classico greco-romano; così come poi per Evangelion si riprenda direttamente il mito dell'Apocalisse cristiana e l'esoterismo occidentale.
Appare quasi uno scavo "a rebours" nella cultura occidentale, da Pinocchio a Dante alle sue radici nel mito greco e cristiano. Certo anche per rendere più vendibile tale prodotto in Occidente, ma generando un genere di enorme successo anche qui.
In ogni caso, coi Mecha di inizio '70 ha l'avvio il cyberpunk, il grande genere letterario della Terza Rivoluzione Industriale. Che, come abbiamo visto, deriva naturalmente dalla rielaborazione del fantastico ottocentesco, come chiarirà poi l'operazione successiva dello Steampunk. E, più di ogni altro elemento inserito nel mash up postmoderno, da Pinocchio. Con la mediazione, forse, del nostro Pinocchio apocrifo robot da guerra antiaustriacante.
Sintesi delle pinocchiate:
PINOCCHIO blog su un meraviglioso burattino: PINOCCHIATE: libri derivati da Pinocchio
I bambini e la Grande Guerra | Il Bo Live UniPD



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