Max Nordau, Paradossi (1913)
Ultimo ritrovamento online del 2024 (a un euro).
I "Paradossi" di Max Nordau, in una copia appartenuta a tale Edmea Cucchi, in una edizione ultrapopolare dell'editrice Madella di Sesto San Giovanni, del 1913. Il volume è stato letto tutto: tutte le pagine sono state tagliate.
Max Nordau
L'ungherese Max Nordau (1849-1923), figlio di un rabbino, si laureò in medicina nel 1873; fu quindi interessato come molti in quegli anni alla psichiatria, in una chiave soprattutto sociologica, divenendo allievo di Cesare Lombroso che gli dedicò il suo capolavoro "L'uomo delinquente", riconoscendolo come il suo allievo più brillante. Dal 1880 a Parigi, svolse qui la professione medica iniziata in Ungheria, affiancandola a quella letteraria e giornalistica.
Le opere di Nordau contribuirono a definire l'idea di "decadentismo" per il fin de siecle del XIX secolo. Compone "Le menzogne convenzionali della nostra società" (1883), questo "Paradossi" (1885), "Degenerazione" (1892) che ne fu il volume più noto, forse anche in virtù del titolo ad effetto.
Per la Treccani del 1934 fu "uomo di rumore europeo" nei suoi anni; "'idoli del tempo, Tolstoi, Ibsen, Wagner compaiono come malati fantasmi, dietro la cui maschera ingannatrice si nasconde una società in dissolvimento, prossima alla putrefazione" dice la Treccani. Nell'opera egli sostiene che la civiltà del su presente, con le nuove invenzioni e la crescita delle grandi città ha provocato la degenerazione dell'uomo, anche nelle "classi superiori": questa degenerazione si veda in particolare nel ribassato standard di letteratura, arte e musica. Gli autori e gli artisti dell'epoca le cui opere è conforme a tali norme sono essi stessi degenerano mentalmente e moralmente. Egli crea così il concetto di "arte degenerata" che sarà ripreso proprio dal nazismo, ovviamente in modo radicalmente diverso. Anche lo spiritismo viene da lui associato al decadentismo.
Ebreo totalmente laico, dopo l'affaire Dreyfus (1894) Nordau si convertì alla causa di Theodore Hertzl, conosciuto nel 1892, di cui fu braccio destro. Subì anche un attentato nel 1903, essendo stato relatore della proposta dell'Uganda come possibile nazione ebraica, secondo una ipotesi presentata da Chamberlain a Hertzl. Abbandona il Sionismo l'anno seguente. Durante la Grande Guerra è visto con sospetto in Francia e la lascia per Madrid; vi torna dopo la fine del conflitto, e muore nel 1923.
Paradossi
Già in questo "Paradossi" del 1883 si parla, con toni piuttosto brillanti ed eclettici, dei paradossi della modernità. L'opera è fin estenuante nella sua continua ricerca del paradosso concettoso; è molto pirandelliana per molti aspetti, ma non si può negare che non sia stimolante nelle molte riflessioni che propone.
L'opera procede per capitoli, incentrati su concetti-chiave spesso in termini di opposizioni.
L'idea che Copernico ha rovesciato Aristotele, e creato un mondo relativista, è affermata da Nordau prima di Pirandello, che la riprenderà.
Il pessimismo scientifico (l'oggettivo non-senso del mondo post-Copernico) si somma al pessimismo umorale dei singoli, già dai grandi dell'Ottocento che sono tutti condizionati, oltre che dalla verità offerta dalla scienza, da un sistema eccitabile, incluso Leopardi (che soffriva di "eccessi sessuali ben noti": possibile riferimento alla sua omosessualità).
Egli tuttavia usa il relativismo contro il relativismo stesso, e servendosi di punti di vista diversi (tra cui quelli di esseri di altri mondi, come Venere), difende le ragioni dell'ottimismo. Questo è "il migliore dei mondi possibili" non perché sia ottimo, come dice Pangloss; ma poiché è l'unico. L'ottimismo è quindi una componente ineliminabile dell'uomo sano perché gli permette di ignorare le circostanze ostili circostanti, come dimostra con altri paradossi.
Qui riprende le tesi di Darwin, già accennate prima, dove ipotizza l'ottimismo come elemento adatto alla sopravvivenza. Qui sostiene che non è l'originalità l'elemento del successo dell'individuo, ma la sua uniformità. La maggioranza è la tradizione del passato, che oppone una sana resistenza al cambiamento, la minoranza è la variazione (culturale come genetica in Darwin) che "rappresenterà il futuro se dotata di sufficiente forza vitale".
Ha anche intuizioni brillanti, per il 1883: sostiene ad esempio che i conservatori, al tempo stesso, dovrebbero essere i primi ad adottare le innovazioni per smussarle. Lo Zar dovrebbe essere il più entusiasta della democrazia perché il suo sistema è quello con più ingiustizie e quindi il più pericolante, costretto a riformarsi (o almeno darne l'impressione) o perire.
Analizzando poi i meccanismi per giungere al successo, ipotizza una scuola incentrata sul cinismo, rivolta a degli underdog come allievi (i ricchi si possono permettere sentimentalismi) e che ponga l'ingannare le folle - che sono stupidissime - come il miglior viatico al successo. Inutile creare opere per elevare il popolo: meglio per il successo comprendere i suoi difetti pruriginosi e accontentarli. Questo meccanismo è quello che lui vede nel naturalismo alla Zola, per lui deteriore, e nel decadentismo psicologico e sovrannaturalistico, che cerca sempre di vellicare, a suo avviso, gli istinti peggiori delle masse. Il decadentismo è quindi un effetto dell'età di massa della stampa, post-1830, diciamo (col tempo perché la tecnologia modifichi il costume, allora più lentamente di oggi).
Psico-fisiologia del talento è un capitolo più tecnico che analizza le molteplici componenti di quello che è ritenuto talento (distinto appunto dal successo, che non ne è una prova).
Suggestione: riprende il discorso sulla sua idea di Progresso: è presente, ma non è lineare. Introduce il concetto di "avanguardia militare" applicato alla cultura, all'epoca non così diffuso. Egli parte dal concetto di suggestione ipnotica assoluta e mostra come il Progresso - inteso da lui abbastanza neutralmente come un "movimento" di quel grande esercito che è l'umanità - avviene dietro l'influsso di una suggestione, magari non potente come l'ipnosi del singolo. Una elite di grandi uomini suggestiona la nazione in una direzione piuttosto che un'altra (secondo un procedimento che per Nordau è assolutamente legittimo: semplicente bisogna stimolare la nazione "in positivo", secondo valori vincenti, e non "in negativo" verso quelli decadenti, limitandosi a compiacere il popolo). Ne consegue anche un anti-razzismo tecnico, non esiste in sé uno "spirito della nazione" iscritto nel sangue, perché il 90 per cento dipende dai condizionamenti.
Gratitudine: l'inesistenza di questo sentimento, se non come convenzione sociale, è indagato da Nordau come necessario paradosso: gli uomini grandi (come Faust) fanno le loro imprese nell'illusione-suggestione di essere ricordati, ma il loro ricordo poi nelle masse sparisce. Né in arte né in scienza i nomi dureranno.
Contenuto della letteratura poetica: in questo nuovo capitolo ci si sofferma sull'influsso della letteratura sulla vita, che è, come già chiarito prima, potente. L'avvio di questo influsso negativo di massa è fatto cominciare con Goethe, coi Dolori del Giovane Werther e il suo deleterio "effetto-werther", con cui molti giovani sono spinti al suicidio imitativo per l'amore romantico. La letteratura (dal romanticismo in poi) crea dei modelli di massa cui i borghesi aderiscono, in modo dannoso perché ispirati a principi anti-pragmatici (ma efficaci a colpire la fantasia del lettore e della lettrice, come ricorda Flaubert)-
Romanzi, drammi e giornalismo si unificano nel sensazionalismo: quello romantico da un lato, quello fantastico-fantascientifico-avventuroso sul polo letterario per giovani maschi.Il meccanismo deteriore del successo è che lo scrittore illude a sua volta il lettore: "de te fabula narratur", la storia parla di te. Il giovane si identifica con l'eroe (ingenuamente, da piccolo, simbolicamente-idealisticamente, in seguito) e si fa deviare.
Egli assolve la "grande arte", consapevole che ha meccanismi in fondo analoghi: e quindi i cultori di Giulietta e Romeo non si suicideranno invece per amore, perché comprenderanno la natura finzionale-estetica dell'opera, che è quello che cercano. "L'alta letteratura", per un pubblico nobile-colto, non è pericolosa in sé (ne è al limite l'uso deviato dal "basso"), la letteratura di consumo, invece, sì, perché sfrutta il meccanismo immedesimatorio.
Egli polemizza col naturalismo che, dice, usa solo la pretesa di denuncia sociale per giustificarsi nel rappresentare per compiacimento la perversione (che colpisce il lettore-massa). In realtà esso non rappresenta la realtà, ma la parte più scandalistica, molto minoritaria.
Storia naturale dell'amore: evidenzia il degrado prodotto dall'idea romantico-decadente e "naturalistica" dell'amore, che ha romanticizzato un tipo di "artistoide maledetto" agli occhi femminili. Una decadenza nelle città più che nelle campagne, che si propaga in parallelo alla letteratura: i giovani "amanti-letterati" si recano a Parigi in pellegrinaggio sulla tomba di Abelardo ed Eloisa dopo la luna di miele.
Estetica evoluzionista: esamina i concetti di bello, sublime, grazioso, utile, attraente secondo una concezione connessa all'evoluzione della specie umana. Grazioso è ciò che rimanda all'infanzia, e ha la funzione di mantenere alta la simpatia per i fanciulli; attraente è la seduzione sessuale (che per Nordeau, laico, se utile allo scopo è positiva), utile è la percezione estetica connessa alla funzionalità (una bella casa, un bel cavallo), il bello puro è quello di proporzioni pure, geometriche, che si manifesta soprattutto nell'architettura più elevata, mentre il sublime è ciò che porta alla trascendenza.
Simmetria: la simmetria è il fondamento della bellezza poiché fondamento della natura, in particolare la circolarità che è positiva perché è positivo tutto ciò che ritorna, è rassicurante. In sottotraccia, qui come prima, la critica al decadentismo, che crea un mix tra elementi positivi, che è logico siano attrattivi, ed elementi deteriori, che è un male rendere attraenti, al fine di stupire, di colpire l'osservatore (Nordau non lo dice, ma appare molto analogo al Barocco sotto questo profilo: come ci fosse una alternanza, dal Rinascimento in poi, tra estetica "classica" e variazione "gratuita" ai fini di intrattenere: rinascimento-barocco-classicismo settecentesco - romanticismo... con poi una accelerazione verso il polo della variazione decadente dalla società di massa in poi).
Verità: considerazioni paradossali sul relativismo del concetto di verità, in senso più che altro "giornalistico": la facilità con cui si manipolano i fatti e quindi l'opinione pubblica a partire dalla celebrazione di Victor Hugo nel 1881, montata totalmente ad arte.
Nazionalità: sostiene che una sola cosa e non altre condiziona la nazione: non l'etnia, non la cultura in sé, ma il linguaggio, che è lo strumento stesso del pensiero.
Uno sguardo all'avvenire: ipotesi sul futuro, non molto fondate: si ipotizza una grande guerra europea che faccia sparire le nazioni minori lasciando quattro-cinque grandi nazioni culturalmente potenti, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna tra quelle menzionate, Russia come extraeuropea. Ognuna dominerà un'area omogenea e si giungerà a una auto-delimitazione dopo questo necessario conflitto, e a un'era di pace separata.
Gradualmente finiranno le guerre, le macchine decuplicheranno ancora la potenza del lavoro umano, ci sarà una pace e una civiltà pressoché universale, con l'unico problema di sfamare la accresciuta popolazione. Lo sviluppo delle comunicazioni renderà il mondo un luogo unico (anticipazione del villaggio globale); gli europei legittimamente colonizzeranno gran parte del mondo.
L'Equatore sarà oggetto di un "nuovo culto di Moloch", dove gli europei getteranno i propri figli per conquistarlo. Poi, dice la scienza, verrà un raffreddamento globale, e quindi il fulcro della civiltà umana diverrà l'equatore. Di lì in poi le evoluzioni saranno ulteriori.



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