Fraccaroli e le sue "Matte" (1944)



Ritrovamenti sui mercatini.

Volume di Arnaldo Fraccaroli (1882-1956), redattore del Corriere della Sera dal 1909, dalla penna di un "bonario modernismo". In effetti questo volume del 1944 non è sperimentale, ma nemmeno conservatore, dato che presenta con uno stile ineffabilmente ironico le malefatte di alcune "perfette sposine" immaginarie della media-alta borghesia e le loro infinite astuzie per cornificare i mariti o dilapidarne il patrimonio (abbiamo anche un giallo, che richiama il modello di Poe nei Delitti della Rue Morgue con raffinata ironia, e un racconto di fantascienza con uno scienziato che inventa un metodo per verificare la fedeltà delle mogli, fallendo miseramente). Va da se che l'ambientazione è quasi sempre newyorkese, dato che le fanciulle italiche e soprattutto i maschi fascisti sono immuni anche solo dall'ipotesi letteraria. 

Fraccaroli aveva esordito a fine '800, ancora ragazzo, nella scrittura; inviato al fronte nella Grande Guerra, si fece le ossa su "La Tradotta" di Antonio Rubino. Lo stile giornalistico lo rende di grande successo sia nei romanzi e nei racconti che, ancor più, nel teatro, "modernista ma non troppo" e scorrevole, con una certa ironica parodia del pirandellismo dagli anni '20 in poi. Sempre nei '20 "Fraka", questo il nome d'arte nell'ambiente, diviene corrispondente estero per il Corsera a Hollywood e a New York, in Argentina, in Paraguay, in Estremo Oriente, nel Siam e a Ceylon, "commesso viaggiatore della curiosità altrui", come si definisce, con un giornalismo di costume in linea con le esigenze di disimpegno del cinema dei "telefoni bianchi" (alcuni suoi drammi diverranno anche film). Tra tutti, il suo "La dolce vita" (1912) anticipa il termine poi ripreso da Federico Fellini per la sua opera iconica del 1960, che rappresenta il bel mondo dell'Italia del boom. Tullio Kezich osservò che di fatto il concetto felliniano è già presente nelle opere di Fraka, da poco scomparso.

Colpisce, ovviamente, l'uscita di un'opera così leggera nel 1944, in uno degli anni più bui della nostra storia, evidente segno, anche, del bisogno di distrazione collettivo.

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