Daines Barrington, "Novelle prove che il mare fino ai Poli è navigabile" (1777)
Un curioso pamphlet del 1777 che difende la navigabilità dei Poli, con prove ed esempi. Parte dello spirito illuminista di quegli anni, a pochi anni dall'Australia scoperta da Cook (1775). Daines Barrington (1727-1800) è un tipico uomo del Settecento inglese, che circoscrive e quasi coincide con l'arco della sua esistenza. Vicepresidente dell'Accademia delle Scienze, avvocato, antiquario e naturalista, è il primo ad affrontare scientificamente il tema del canto degli uccelli e del suo apprendimento (questione non irrilevante, perché legata al punto dell'intelligenza o meno delle altre specie animali: il canto è melodioso ma non ha per l'uccello finalità artistiche).
Nel 1764 incontra Mozart e ne apprezza le caratteristiche di fanciullo prodigio durante il suo viaggio inglese, a 9 anni. Mozart sì, lui, produce musica con (altissima) consapevolezza artistica.
Studia anche la lingua cornica, incontrando quella che per lui è l'ultima parlante di questa lingua perduta, della Cornovaglia. Insomma, lo studio del linguaggio è un tema trasversale, sviluppato in modo eclettico, dei suoi studi. Ma innegabile è anche il suo fascino per le esplorazioni geografiche che con l'Illuminismo vanno completandosi.
Nel 1773 egli è tra gli ispiratori del viaggio del capitano Phipps ai poli, cui partecipa anche un giovanissimo Horatio Nelson; egli scrive poi questo pamphlet del 1775 di cui si dà sintetica notizia in questo stampato italiano del 1777.
Egli riepiloga i viaggi avvenuti nel corso del tempo, a riprova che la navigazione polare è possibile, in un testo che denota quel fascino tipicamente illuministico per le possibilità sconfinate dell'ingegno umano che si aprono davanti a noi.
Viene in mente l'unico dialogo ottimistico di Leopardi nelle "Operette Morali" (1824), quello di Colombo che parla con Gutierrez, esploratori: il fine del progresso della scienza non è un comodo benessere, tanto inutile e impossibile, ma l'estensione della conoscenza. Non credo Leopardi conoscesse quest'opera (ma era affascinato dalle scoperte geografiche e astronomiche).
In ogni caso, un volumetto curioso, che si aggiunge alla mia piccola collezione illuministica.


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