Orapollo, "De Sacris Apud Aegyptios..." (1548)

 


Orapollo fu uno scrittore egiziano, nato a Nilopoli, fu attivo nella seconda metà del V secolo d.C (450-510 d.C. circa). Nel 394 appare l'ultima iscrizione geroglifica conosciuta. Cento anni dopo, quando scrive Orapollo, la scrittura geroglifica è ormai ignota e Orapollo ne dà una lettura simbolica.

L'opera contribuì fortemente alla visione caratteristica del periodo rinascimentale che considerava la scrittura egizia una sorta di lingua sapienziale, come un insieme di simboli dal valore ermetico segreto carico di riferimenti, simile ad un rebus.

Il testo greco dei Hieroglyphiká fu scoperto nel 1419 da Cristoforo Buondelmonti nell’isola greca di Andros nel Mar Egeo, la più settentrionale delle Cicladi, nella cui provincia è inclusa. Buondelmonti era partito nel 1414 in un viaggio esplorativo in Grecia col beneplacito di Cosimo de Medici.

L’arrivo a Firenze, nel 1422, del manoscritto dei Hieroglyphiká, acquistato da Buondelmonti per conto di Cosimo de' Medici, suscitò scalpore, poiché finalmente si aveva un’opera che, si riteneva, sarebbe stata in grado di spiegare il senso occulto dei misteriosi geroglifici egizi. Il testo presentava numerose lacune, ma, nonostante questo, conobbe un’ampia diffusione e fu oggetto di appassionate discussioni, tanto da essere, per tutto il Rinascimento, all’origine delle idee che si avevano sui geroglifici.

Il testo fu tradotto in latino verso il 1450 da Giorgio Valla (nel codice Vat. lat. 3898) e fu stampato per la prima volta da Manuzio, in greco, nel 1505. Nel 1517 apparve quindi un'edizione della versione latina ad opera di Filippo Fasanini che conobbe una notevole fortuna.

Nella temperie culturale rinascimentale, i geroglifici e il Corpus Hermeticum furono intesi solo come simboli di una Prisca Theologia.

L’Accademia Romana di Pomponio Leto investigò proprio questo argomento, con lo scopo, di restaurare l’antica religione politeista di Roma e per questa ragione l’Accademia venne chiusa, su ordine di Pio II. Leto era allievo di Lorenzo Valla; già nel 1461-1466 era stato colpito un complotto per restaurare l'antico paganesimo e l'antico pontifex maximus, con Bartolomeo Sacchi. Anche Leto e gli altri cultori portarono avanti questo progetto, venendo sciolti nel 1469.

Di lì a poco, però, Alessandro VI Borgia, insediatosi nel 1493, a sua volta influenzato dal culto egizio, fece affrescare dal Pinturicchio i suoi appartamenti in Vaticano con scene egizie raffiguranti Iside, Osiride e il bue Api: il geroglifico dello stemma dei Borgia, che raffigurava un toro, cripticamente simboleggiò il Pontefice come nuovo re sacerdote egizio, ovvero come faraone. Sotto il papato Borgia e sotto i papati medicei il culto neopagano di Roma, come negli auspici degli umanisti, era effettivamente rinato, cosa che scandalizzò Lutero nella sua visita del 1510.

Anche l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (1467, ma stampata da Manuzio nel 1499) è esemplificativa di questa tendenza egittologica e geroglifica.

Questa versione del 1548 è un punto di transizione importante, perché è quella che causa la diffusione dell'Orapollo in Francia favorendo, a metà '500, il passaggio a una fase francese-parigina dell'ermetismo dopo quella italiano-fiorentina. A essa si ispirò Nostradamus per la sua molto più libera traduzione dell'opera nel 1555.

L'editore è una figura interessante:

Chrétien Wechel si specializzò in stampa greca, ebraica e umanistica. Era vicino alle idee di Martin Lutero e degli evangelici francesi: il Livre de vraye et parfaicte oraison, che pubblicò nel 1528, è una traduzione del Betbüchlein di Lutero arricchita da testi di Guillaume Farel e Jacques Lefèvre d'Étaples. Aveva anche Claude Garamond come amico.

Il suo primo discorso fu allo scudo di Basilea, in rue Saint-Jacques, vicino alla chiesa di Saint-Benoît. Nel 1539 stabilì una filiale non lontano da lì, in rue Saint-Jean-de-Beauvais, in una casa che era appartenuta a Jean Périer, che era il primo marito di sua moglie, Michelle Robillard. Prese quindi il Cavallo Volante, o Pegaso, come suo vessillo. I due indirizzi coesistettero per un certo periodo, poi, dal 1546, Chrétien Wechel abbandonò l'indirizzo di rue Saint-Jacques e diede nelle sue opere solo l'indirizzo di rue Saint-Jean-de-Beauvais.

Chrétien Wechel aveva due marchi di stampa principali, ognuno dei quali aveva diverse varianti. Il primo rappresenta un albero con due pettirossi e il motto "Unum arbustum non alit duos erithacos"; il secondo mostra un Pegaso sopra un caduceo circondato da cornucopie, che è quello che troviamo qui.

Dopo la sua morte, all'inizio del 1554, il figlio André Wechel rilevò la sua bottega.

André Wechel continuò la linea editoriale iniziata da Chrétien Wechel stampando testi in greco (in particolare le opere di Senofonte e Luciano di Samosata) così come gli scritti di umanisti come Jean-Antoine de Baïf e Pierre de Ronsard.

Probabilmente aderì alle idee della Riforma, ma i suoi amici erano luterani tedeschi piuttosto che calvinisti francesi1. Tuttavia, stampò opere di Pierre de La Ramée e Villegagnon. Nel 1572 sfuggì ai massacri del giorno di San Bartolomeo grazie a Hubert Languet, rappresentante dell'Elettore di Sassonia, che era il suo inquilino. Poco dopo lasciò Parigi per stabilirsi a Francoforte, dove morì nel 1581.

André Wechel utilizzò l'ultimo marchio di Chrétien Wechel, il Pegasus, che declinò in diverse forme.



Commenti

Post più popolari