Tralles, "Usus Opii" (1779)



Ritrovamenti online.

Un volume curioso, che ho preso avendolo trovato a relativamente poco: si tratta del primo volume dedicato allo studio dell'oppio in prospettiva storica.

Questo volume tratta dell'uso dell'oppio in medicina, per emorragie, febbri e dolori, le tre sezioni di questo volume del 1779. L'autore, Balthasar Ludwig Tralles (1708-1797) era un medico polacco che scrisse numerose opere di medicina. Di una famiglia di commercianti, affascinato da giovane dalla letteratura, studia a Leipzig dal 1727 al 1729, poi a Lipsia e ad Halle dove si laurea nel 1731 con una dissertazione "De vitae animalis". Nel 1734 diviene medico di corte di Maria Teresa e pubblica una prima dissertazione sui farmaci. Opererà da ora in poi nelle grandi corti europee.

Affascinato dall'illuminismo, effettua anche studi di storia della medicina come la Storia del Colera del 1753, influenzato dallo spirito degli Enciclopedisti.

Segue il "De Machina Humana", del 1749, oggi sarebbe interessante per la concezione meccanicista che quasi pare anticipare la robotica, concettualmente (si parla di "Homo Machina Inscripto" nel sottotitolo). Nel corso della sua vita scrive più di cinquanta opere, venendo ritenuto un vero sapiente anche per la sua capacità di coniugare medicina e filosofia nelle opere più speculative.

Questa è la sua seconda, in 4 poderosi volumi, editi dal 1757 al 1762 a Madrid, ed è intrigante per l'ampio studio dedicato a una delle prime e più celebri droghe (l'autore ipotizza anche il suo uso medico per la cura della follia). L'opera viene riedita a Bratislava nel 1774; segue questa riedizione della tipografia ursiniana di Napoli, dal 1778 al 1779. Si tratta della sua opera più celebre, allora di rilievo, ritenuta ormai "dimenticata" anche se facilmente reperibile online (in copia digitalizzata ma anche sul mercato antiquario di "piccolo cabotaggio", dove non ha particolare valore proprio, probabilmente, per le numerose edizioni).

L'opera, imponente, di oltre 1300 pagine nel complesso, è come detto all'inizio la prima opera a ripercorrere la storia dell'oppio, e la prima così sistematica e scientifica nello studiarne le caratteristiche.  L'oppio, noto fin dalla preistoria nel 20.000 a.C., era usato dalle grandi civiltà monumentali a fini curativi, facendo parte della cultura ermetica, dove è presentato nel Libro egiziano dei medicamenti. Da qui lo riprendono i greci, da Ippocrate in poi, e i romani, con Galeno. Nerone e Marco Aurelio ne facevano ampio uso, tra il curativo e il ricreativo-filosofico. Avicenna sarebbe morto per l'uso d'oppio, come pure Paracelso, che lo raffinò nel Laudano. Vietato, come ogni piacere, dall'Inquisizione in occidente, in Oriente continuava a prosperare nelle apposite fumerie. 

Il boom dell'oppio in Cina, in particolare, avviene proprio nel '700, dopo la proibizione del tabacco, di importazione occidentale, fino a una decina di milioni di oppiomani nel Celeste Impero. Negli stessi anni la Compagnia delle Indie Orientali ne fa il fulcro del suo guadagno, causandone la diffusione in Europa (e di conseguenza, probabilmente, anche questo studio così dettagliato che segue la sua diffusione.

Su tale dominio inglese dell'Oppio nell'800 si sviluppano le Guerre dell'Oppio legate alla chiusura del celeste imperatore alle vendite. E' nell'Ottocento che diviene un fenomeno culturale, fondante del movimento gotico, simbolista, estetico e decadente: descritto da De Quincey nel suo "Memorie di un mangiatore d'oppio" (1821) ripreso poi da Baudelaire nei suoi "Paradisi artificiali" (1860) e da molti altri autori in modo sistematico e non.

Un traité oublié de Balthasar-Louis Tralles sur l'opium (1774) - Persée

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