Gelli, "La Circe" (1550)
La Circe di Gian Battista Gelli, edizione del Torrentino, è la prima cinquecentina da me acquisita, il vero punto di avvio del mio collezionismo di libro antico.
L'opera l'ho acquisita per avere una cinquecentina, ma il volume trovato era interessante: edito dal Torrentino, che impiantò poi per i Savoia la tipografia a Mondovì con l'Università monregalese, unica del Piemonte dal 1560 al 1566, quando ancora i Savoia ambivano a rendere la città la loro capitale, poi abbandonata per Torino, all'epoca di pari numero di abitanti e pari importanza. L'università monregalese, col Giraldi Cinzio, che qui compose gli Hecatommiti ispiratori dell'Otello di Shakespeare, con il Piscina autore del primo trattato di analisi esoterica dei tarocchi, e con appunto Torrentino in precedenza tipografo dei Medici, si poneva come nucleo rinascimentale-ermetico e culturale sulla scia medicea, mentre poi Torino divenne un polo principalmente basato sul diritto, utile al nascente stato moderno sabaudo.
La Circe è un'opera indubbiamente ricca di significato ermetico. Circe, la maga per eccellenza, consente a Ulisse di parlare con i compagni tramutati in bestie secondo le loro passioni, e tutti scelgono di preferire lo stadio animale, più inconsapevole e quindi più felice; solo un uomo che era stato filosofo, alla fine, sceglie di ritornare umano e di continuare la ricerca della verità. Egli è unico vero e degno compagno dell'Ulisse del libro, l'Ulisse dantesco, che non può fare a meno di "seguir virtute e conoscenza". L'opera ha una grande importanza nel suo ispirare Giacomo Leopardi che porta alle definitive conseguenze la svolta del pensiero illuminista, anticipando (stando alle ricerche di Emanuele Severino) il pensiero di Nietzche, e si può ritrovare lo stile di apologo soprattutto nelle Operette Morali.
Il Gelli, filosofo rinascimentale di origine popolare, pare curiosamente anticipare nel nome un altro, oscuro, Gelli esoterico, il maestro venerabile della Loggia di Propaganda 2, aretino. I principi massonici, per cui pochi uomini ascendono allo stato veramente umano tramite la vera luce, sarebbero coerenti con questo racconto di umanesimo rinascimentale.
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